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PRONTI A GESTIRE IL RISCHIO?

Definizioni, Affermazioni e Provocazioni
per mettersi alla prova 

Rispetto agli altri paesi europei, ad oggi in Italia il concetto di Rischio risulta vago non solo per gli imprenditori, ma anche per gli stessi consulenti che li dovrebbero affiancare nello sviluppo del Risk Management: in moltissimi casi si confondono i Rischi con le criticità di processo e l’Analisi del Rischio spesso solo con la valutazione del rischio insita nel Decreto 81 o con le attività a sostegno del programma assicurativo.

Se vogliamo parlare correttamente di Gestione del Rischio il primo passo è conoscere e padroneggiare la terminologia che si utilizza per definirne i concetti base.

Quindi….quali sono le principali definizioni nel mondo del rischio?

DEFINIZIONI

Rischio

Evento, azione o comportamento il cui verificarsi può impattare negativamente sul conseguimento degli obiettivi prefissati.
Ogni decisione aziendale comporta la “creazione” di rischi (es: la scelta di una tecnologia, la costruzione di una nuova sede, lo sviluppo informatico ecc..) che rimangono latenti fintanto che non si creano le condizioni di instabilità per manifestarsi: l’emersione del rischio si chiama Danno e comporta perdite economiche per l’azienda.


Soglia di Risk Tollerance

Soglia al di sopra della quale si colloca l’insieme dei rischi che presenta una combinazione di “Probabilità/Impatto Economico” che supera la soglia di tolleranza (Rischio critico). Tali rischi devono essere evitati, trasferiti o quantomeno ridotti.

Rischio per l’impresa

In economia aziendale il rischio complessivo dell’impresa è l’insieme delle responsabilità dell’impresa sulle scelte dell’impresa stessa.
Esso è direttamente a carico dell’imprenditore che esercita l’attività economica e può essere distinto, anzitutto per la figura dell’imprenditore e per la figura del libero professionista, o lavoratore autonomo.
È il rischio per antonomasia e ovviamente non è trasferibile a terzi.


Politica del rischio

Documento nel quale un’azienda dichiara come intende perseguire e gestire i rischi aziendali relativi al proprio business.
La dirigenza dell’Organizzazione è responsabile della completa implementazione ed attuazione di un Sistema di Governance, nonché degli opportuni miglioramenti che si rendessero necessari, al fine di mantenere nel tempo la stabilità e continuità del business coerentemente alla Politica definita e condivisa.
Tutto il personale dell’Organizzazione ha la responsabilità dell’esecuzione delle attività secondo le prassi aziendali riconosciute e condivise, oltre che la proposizione ed attuazione delle azioni correttive che si rendessero necessarie ad evitare il ripetersi di problematiche inerenti i rischi.


Mappa dei rischi

È una rappresentazione grafica su una matrice “Probabilità/Impatto Economico” del posizionamento di ciascun Rischio individuato, rispetto alle soglie definite, che consente di identificare le priorità di azione.

Abbiamo introdotto alcuni termini chiave per sviluppare la cultura del Rischio in ambito aziendale e ora facciamo un po’ di chiarezza e rendiamo più semplice capire di cosa si tratta!

AFFERMAZIONI

Differenza tra Criticità e Rischio

Il Rischio è sempre composto
da 3 assi:

1.

PREVENZIONE

  • Assegnazione chiare responsabilità

  

  • Assegnazione obiettivi e KPI

  

  • Definizione policy, linee guida e procedure

  

  • Sensibilizzazione, formazione e comunicazione

  

  • Manutenzioni e test

2.

PROTEZIONE

  • Sistemi fisici e tecnici

  

  • Gestione dell’evento

3.

TRASFERIMENTO

  • Trasposizione contrattuale

  

  • Trasposizione assicurativa

Ad oggi sul mercato si trovano moltissime Analisi di Criticità di Processo confuse per Analisi del Rischio, questo perché il Cliente non ha ancora la competenza necessaria per comprenderne le differenze, sia in termini di vantaggio per l’azienda che in termini di costi di consulenza.

Le definizioni teoriche non aiutano a capire la differenza tra questi due concetti:

CRITICITÀ
Condizione per la quale mutamenti anche minimi delle variabili provocano conseguenze di notevole entità.

RISCHIO
Il rischio è la potenzialità che un’azione o un’attività scelta porti a una perdita o ad un evento indesiderabile. 

Ma allora qual è il loro legame?
Entrambi convergono e si sovrappongono nella conseguenza dell’accadimento. La metodologia per la valutazione del Rischio si compone di diversi step, di cui il primo è sempre l’individuazione delle minacce e delle vulnerabilità.
Nell’approfondimento e nell’analisi del contesto si devono evidenziare le Criticità di Processo e pertanto il Rischio è un contenitore nel quale riscontriamo diverse Criticità.

Un Rischio viene considerato tale solo se è possibile trasferirlo parzialmente a terzi attraverso strumenti legali e/o assicurativi, mentre una Criticità di Processo non è mai trasferibile.

Ma le Aziende hanno realmente bisogno di un’Analisi del Rischio?

Perché un’azienda dovrebbe fare Analisi del Rischio?


L’analisi del Rischio si dimostra utilissima per l’impresa poiché le permette di equilibrare ed integrare consulenze diverse. Per come è dinamico e pressante il movimento del mercato oggi, un’azienda si deve “barcamenare” tra tutta una serie di adempimenti che richiedono consulenze diverse.

Ad esempio, l’aggiornamento normativo implica il coinvolgimento di diverse figure professionali come l’Avvocato, l’Intermediario Assicurativo, il Consulente della Sicurezza, il Consulente Fiscale, il Consulente Direzionale, che di norma non si confrontano tra loro al fine di ottimizzare il processo di adeguamento. L’azienda stessa non sa come farli parlare insieme e spesso non ha le competenze per coordinare i risultati di ogni intervento.
L’Analisi del Rischio riesce ad integrare tutti gli aspetti di quella problematica e a pesarli nello stesso modo; diventa quindi uno stress test che si rivela vantaggioso per tutte le aziende.

Permette, con un punto di vista più aggiornato e moderno, di rivedere il proprio piano strategico al fine di gestire meglio il rischio e assicurarsi le coperture adeguate.

L’Analisi del Rischio è anche uno strumento che permette all’impresa di sviluppare una maggior consapevolezza per valutare al meglio i professionisti con cui decide di lavorare.

Chi è il Professionista del Rischio?

È un consulente che ha maturato un percorso di conoscenza e approfondimento di tutte le tematiche organizzative di un’impresa: Gestione per processi, Controllo di gestione, Analisi dati, Gestione delle risorse umane e una competenza in Compliance di Prodotto e di Processo unitamente ai trasferimenti possibili, sia legali che assicurativi.

Chi ha questo background allora è un Professionista del Rischio.

Se vogliamo che il mercato cresca culturalmente, così da non lasciare spazio a chi si propone senza averne tutte le competenze, bisogna investire moltissimo nella formazione a tutti i livelli.
Formazione per chi guida le aziende, formazione per chi quotidianamente svolge attività operative, formazione per i consulenti.

PROVOCAZIONI

Le nuove generazioni vogliono partecipare alla rivoluzione culturale?

Le persone che oggi sono deputate a diventare “capitani” di impresa, che siano figli di imprenditori o nuovi manager e amministratori, sentono l’esigenza di accrescere la propria cultura al di là degli studi universitari o di un percorso professionale che hanno già maturato in una o più aziende?
Vogliono investire veramente in questa crescita culturale? Dedicandoci tempo e mettendo in discussione il proprio background?

Ora è il momento giusto di cambiare perché il Risk Management è uno strumento potentissimo ma solo se lo padroneggi e lo sai governare.
L’Italia ha cominciato ora ad affrontare questo tema, in ritardo di circa 25 anni rispetto agli altri paesi più industrializzati.

Pianificazione strategica: anche le grandi aziende non colgono tutte le nuove opportunità

Nei Business Plan delle aziende, nelle politiche di approccio al mercato, nelle politiche di implementazione dei Sistemi di gestione della Qualità, nelle Mission compare la parola Rischio?
L’Analisi del Rischio è diventata uno strumento di pianificazione strategica?


Aziende strutturate e di notevoli dimensioni ancora non hanno recepito l’Analisi del Rischio come un efficace strumento di Governance:
non si tratta di realizzare uno studio di approfondimento fine a sé stesso ma di implementare una metodologia di lavoro che si applichi continuativamente sul tema, favorendo lo sviluppo della consapevolezza interna all’azienda a tutti i livelli.


A metà anni 90 abbiamo assistito all’implementazione della metodologia sulla Qualità e a distanza di quasi 30 anni possiamo osservare degli enormi miglioramenti sulla gestione qualitativa di processi e prodotti.
Ora serve fare lo stesso sforzo sullo sviluppo della Cultura del Rischio.

La Politica del Rischio definisce la responsabilità di impresa

Ma cosa significa integrare la Politica del Rischio in una Mission aziendale?
I concetti di Prevenzione, Protezione e Trasferimento del Rischio, inseriti all’interno della Mission aziendale, acquistano nuovi significati che vanno oltre la semplice tutela del profitto.

Esempio di sbilanciamento della Politica del Rischio sull’asse Prevenzione.

PREVENZIONE

Se l’Analisi del Rischio porta un’impresa ad avere una Prevenzione molto alta questo si traduce in cura e tutela massima di tutti i soggetti che interagiscono con il business aziendale, quindi non solo i dipendenti ma anche i fornitori, i clienti, la comunità e il territorio.
Così l’impresa, investendo su questo fronte prima che sugli altri, decide consapevolmente di prevenire tutte le possibili conseguenze negative delle scelte del proprio business.

Esempio di sbilanciamento della Politica del Rischio sull’asse Protezione.

PROTEZIONE

Se un’azienda concentra gli investimenti sulla Protezione, di fatto sposta parte della propria responsabilità sulla comunità o comunque verso l’esterno di essa.
Esempio:
Investendo meno in Prevenzione, l’impianto produttivo può essere più soggetto a perdite, perché si è fatta meno manutenzione predittiva e meno controlli e quindi è più facile che si manifestino guasti o rotture che rilascino nell’ambiente sostanze nocive, anche in grandi quantità.
In questo caso, per far fronte alla contaminazione ambientale, l’azienda dovrebbe chiudere l’impianto, delimitare l’area e procedere alla bonifica ma comunque il danno arrecato all’ambiente potrebbe non essere gestibile al cento per cento. Non sempre è possibile ripristinare le condizioni pre-incidente, soprattutto se si sono liberate sostanze nocive nell’aria, che si spostano in modo imprevedibile oltre la zona delimitata di indagine.

Esempio di sbilanciamento della Politica del Rischio sull’asse Trasferimento.

TRASFERIMENTO

 

Un’impresa che investe soprattutto sul Trasferimento ha deciso che la propria responsabilità può essere spostata principalmente verso l’esterno.
A fronte di un premio pagato, decisamente inferiore all’impegno economico per far fronte ai possibili Danni arrecabili ai soggetti legati al proprio business in seguito al verificarsi di un rischio potenziale, l’impresa pensa di aver assolto alla gestione di quel rischio.

In Italia, l’esperienza di molti Professionisti del Rischio è che, in fase di Risk Assessment, la Politica del Rischio apparente è decisamente sbilanciata sul Trasferimento, sia per una visione a compartimenti stagni sia per la bassa cultura sul tema all’interno delle stesse imprese, che non vuol dire solo Cultura del Rischio ma anche cultura della tutela della Comunità e del Territorio, che sottintende a un nuovo concetto di Benessere comune.

Rivedere il piano di investimento: dal “fare” al “gestire” con successo

Il piano di investimenti delle aziende italiane è spesso sbilanciato sulla tecnologia, nella cosiddetta area “del fare” come l’acquisto di nuovi impianti o attrezzature più potenti, veloci e performanti.
Molto meno nella parte del “gestire” che si traduce in strumenti informatici a disposizione, strumenti performanti di BA (Business Analisys), ancora troppo poco sviluppati, che permettono di verificare e analizzare i dati per poi correggere le inefficienze.
Si tende più a investire sulla tecnologia quando invece lavorando sulle inefficienze si potrebbero ottenere comunque risultati soddisfacenti ma con minor spesa.

Le consulenze sono originate quasi esclusivamente per far fronte agli adempimenti normativi o alle pressioni esterne del mercato.
Mentre le consulenze specialistiche di tutoraggio o coaching, che facciano crescere l’imprenditore per comprendere come gestire al meglio la propria azienda, oppure le tematiche Lean e di Organizzazione Aziendale, anche se si sono sviluppate negli ultimi anni e stanno diventando attività continuative rispetto al passato, risultano ancora troppo marginali.

Siamo pionieri di una rivoluzione culturale

che mira a gestire con maggiore consapevolezza le aziende e a renderle sostenibili nel rispetto

di tutti i valori fondanti della società.

La strada è tracciata ma è ancora lunga e c’è bisogno dello sforzo di tutti nel mettersi in discussione come persone e come professionisti del proprio lavoro.

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La crisi industriale dell’ultimo decennio è ancora “fresca” e ne subiamo le conseguenze sul piano economico e su quello psicologico, ma è nostra la chiave di lettura per trovare le vere cause delle fragilità nella costruzione e nel mantenimento di un business che, solo se continuativo e stabile, porta vero benessere a tutti.

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Articolo pubblicato il
22 Luglio 2019

Daniele Paiano

Sales Manager, Amministratore e co-fondatore di Dynamics 360 Srl
Consulente di direzione esperto in Risk Management